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A ZIO RINO..."sognare la realtà vivere un sogno, cantare per non vivere niente"
Salvatore Antonio Gaetano (detto Rino), nasce a Crotone nel 1950.
Badarono alla sua infanzia i nonni paterni perchè i genitori dovevano lavorare sodo anche se non gli fecero mancare il dovuto affetto.
Nel 1960, circa cinque milioni di persone partirono dalle regioni del sud per trasferirsi al nord in cerca di fortuna. La famiglia Gaetano emigrò a Roma dove Rino frequentò il seminario a causa dell'indigenza della sua famiglia.
Anche se era un buono non era comunque votato alla vita ecclesiastica e fu anche escluso dal coro della chiesa perchè stonato. (Chissà che penseranno ora di lui!).
Successivamente frequentò l'istituto per geometri, ma si fermò al terzo anno.
Scriveva molto, componeva strani poemi ricalcando (ironicamente), le opere di Dante, Manzoni e altri, che poi avrebbe musicato con la sua chitarra eco che gli era stata regalata.
Intorno al 1967 si dedicò al teatro, gli si aprirono così le porte di Beckett, Majakoskij e Ionesco.
Nel 1968 cominciò a frequentare il Folkstudio di Roma, dove conobbe due giovani artisti che segnarono la storia della musica italiana: Antonello Venditti e Francesco De Gregori ai quali restò molto legato.
Diciamo che questo è il punto di partenza per il "successo" dell'artista, anche se di vero successo si può parlare solo con la canzone "Gianna, Gianna" cantata a Sanremo nel 1978.
Potrei proseguire ancora con la sua vita o elencando la sua discografia, ma ho preferito scrivere solo delle sue umili, modeste e mai rinnegate origini che possiamo trovare in diverse canzoni come "Ad esempio a me piace... il sud", "Agapito Malteni il ferroviere", "La zappa, il tridente, il rastrello la forca l'aratro il falcetto il crivello la vanga".
Il successo di Rino Gaetano, purtroppo, dura poco. La sua vita si interrompe bruscamente la notte del 2 Giugno 1981 in un incidente d'auto a Roma. (Dopo che diversi ospedali di Roma gli avevano rifiutato il soccorso per mancanza di posto).
Così ha scritto di lui il noto giornalista Vincenzo Mollica:
Rino Gaetano aveva il cuore libero e la mente che viveva di fantasia, conosceva la vita e sapeva raccontarla, i sentimenti erano il suo pane, l'amicizia e l'amore il suo credo, questo è almeno quello che ho capito nei pochi incontri che ho avuto con lui. Le sue canzoni non sono mai diventate dei reperti, per il semplice fatto che sono vive, sembra siano state scritte ieri, attingendo da quel pozzo senza fine fine fatto di passione e libertà. Rino Gaetano era un cantautore che aveva un senso dello spettacolo molto originale, che rifletteva uno stile altrettanto originale; era un battitore libero che non conosceva steccati e confini, nel mondo della canzone giocava sempre fuori schema, fuori dalle convenzioni che andavano tanto di moda, fuori dai conformismi che appiattivano le coscienze. Artisticamente le sue canzoni sono da considerare tra le migliori scritte nel dopoguerra, i suoi testi in particolare si coloravano di gustosi giochi letterari. C'era qualcosa di donchisciottesco negli occhi e nel canto di Rino, che aveva un'anima grande come il cielo, su cui non è mai sceso il buio.
Ho voluto ricordare Rino Gaetano perchè ascoltando le sue canzoni, nonostante il suo ultimo successo risalga al 1980, mi sono resa conto che i suoi testi rimangono comunque incredibilmente attuali. Lo ricorderò sempre come un simpatico zio, burlone, che sa raccontarci la verità senza ipocrisia con un innato senso dell'allegoria. Quello che mi chiedo è che se Rino fosse arrivato fino ai giorni nostri, cosa avrebbe scritto della precarietà di oggi e dell'incertezza del futuro? A cui ormai sembra ci stiamo abituando...!
Dedico questo post a quelli che come me conoscono, apprezzano e amano Rino Gaetano, e a tutte le persone che non lo conoscono, sperando di avervi stimolato alla sua conoscenza. (Che non sia solo "Gianna, Gianna"!)
Concludo lasciando qui di seguito lasciando il testo di una sua canzone, fra le prime scritte: "Ad esempio a me piace... il sud".
Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d'India e le spine dei cardi
Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero nel lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi
Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
Se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me
Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
e quando bevo sono pronto a pagare
l'acqua, che in quella terra è più del pane
Camminare con quel contadino
Che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa
Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci a una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra
Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo è all'imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire
[foto da:http://xoomer.virgilio.it/hstmac/intro.html]
Dopo ore e ore di lunghe paginate di chat con sacerdote, ho l'opportunità di poter scrivere qualche cosa anche io. Mi trovo a Tursi dopo aver vissuto per 19 anni a Firenze e sicuramente le differenze fra una città del centro nord e un piccolo paesino del sud Italia sono tante e difficili da descrivere. Infatti oltre ad aver fatto un viaggio di circa 800 km mi sembra di aver fatto anche un viaggio nel tempo; sicuramente Firenze offre tanto dal punto di vista dei servizi, del divertimento, e soprattutto dell'arte ma arrivando a Tursi, o comunque passando attraverso la Basilicata, ho avvertito una sensazione misteriosa o forse meglio, che questa terra è misteriosa. Questo tuffo nel passato può essere tradotto con "arretratezza" , ma allo stesso tempo ne ho goduto dei benefici soprattutto nell' aria pulita, una vita meno stressante, cordialità e disponibilità. Purtroppo queste qualità sembra non vadano d'accordo con lo sviluppo economico in effetti mi è bastato poco per capire che il lavoro e le alternative di lavoro sono pochissime ragion per cui tanti giovani sono costretti ad emigrare. La prima cosa che sicuramente mi ha fatto sorridere quando sono arrivata, è stato vedere una serie consecutiva di macchine incolonnate in Via Roma (e io che pensavo che c'era traffico!), fino a quando mi meraviglio di vedere che il primo della fila si era semplicemente fermato a parlare con un passante...Ho continuato a meravigliarmi di questo fatto per un periodo molto lungo...A Firenze, come suppongo nelle altre grandi città non è consentito poterci fermare per la strada per chiedere un' indicazione perchè subito quello dietro a noi in macchina si attacca al clacson, oppure inciampi a chiedere l'informazione a chi in quella mattina esatta si è alzato con un nervo per capello...Cos'altro si può notare come differnza nello stile di vita? Il prezzo che ha la vita a Firenze e il prezzo che ha la vita qua...A Firenze riuscivi a prendere un modesto stipendio, ma allo stesso tempo il 60% andava per la casa in affitto...E insomma eccomi qua...Contenta, più spensierata e sicuramente molto più rilassata: eccomi qua a Tursi...Mi è capitato all'inizio di Gennaio di guardare fuori dalla mia terrazza, ancora alla Cattedrale avevano lasciato le musiche di Natale, poi scendeva qualche fiocco di neve e Tursi sembrava assopito in un ipnotico letargo custode del segreto della sua incredibile capacità di sopravvivenza. Ma chissà se questa pagina tra poco finisce! Altra cosa che di qua mi diverte tantissimo, è il dialetto! Mamma mia quanto mi fa ridere! Per capire le parole più indispensabili non so quanto tempo ci ho impiegato...Anche le "fettine", sembra banale da capire, ma io l'ho sempre chiamate "braciole", "pezzi di ciccia", perciò mi sento dire: "Oggi sono andata a comprare le fettine" e io che mi ci faccio un film sopra per cercare di capire che cosa significa. Bhè ragazzi, non la voglio fare lunga, altrimenti rischio pure di essere noiosa, però voglio citare una frase che mi ha detto oggi Sacerdote: è tratta da un libro, che magari voi tutti conoscete (io non sapevo della sua esistenza), si intitola: "la compagnia dei celestini" e mi ha citato questa frase: "Il benessere ci ha tolto tutto quello che avevamo"...E con questa finisco...
Piccola osservazione per Sacerdote: "trust , but verify" ..... UN SALUTO A TUTTI QUANTI...Sara
Diceva John Ruskin 153 anni fa.
<<...Al giorno d'oggi facciamo di tutto per separare le due cose:
vogliamo un uomo che pensa sempre e un altro che lavora sempre;
uno lo chiamiamo gentiluomo, l'altro operaio.
Invece l'operaio dovrebbe spesso pensare,
e l'intellettuale spesso lavorare,
e sarebbero entrambi gentiluomini, nel senso migliore.
Così come stanno le cose li rendiamo cattivi entrambi:
l'uno invidia, l' altro disprezza il fratello;
l' insieme della società è fatto di intellettuali malsani
e di operai miserabili >>.
...nel 1853.
E oggi?
Salve ragazze e ragazzi, avete sentito?State vedendo cosa sta succedendo?
Chiediamo ad alta voce le dimissioni di un ministro che ci rappresenta in modo davvero sbagliato.
Come sapete, il ministro Calderoli, porta sotto la sua camicia una maglia antipatica, di stampo razzista contro la religione mussulmana.
Le vignette satiriche che una settimana fa hanno fatto scandalo nel mondo, pubblicate da un quotidiano norvegese, oggi il nostro ministro l'ha esibisce con una t-shirt ,parlando di una manifestazione democratica la sua.
Come facciamo a sopportare una persona del genere?
Questo va contro ogni logica civile, morale e ideologica, hanno davvero superato il limite e questa volta si dovrebbero prendere seri provvedimenti su chi manifesta idee discriminatorie nei confronti di altre culture.
Non giustifico l'attacco al consolato italiano in Libia, penso però che, manifestare con gli strumenti giusti contro questo "odio" nei confronti di chi manifesta e segua una sua cultura, religione idea non debba essere condannata affatto.
I morti che si sono verificati in Libia, undici morti e cinquanta feriti, è merito di chi ci rappresente e di chi porta avanti una politica internzionale ingiusta e anti-democratica contro i Paesi di religione mussulmana.
Fermiamo questo odio, questo fanatismo,altrimenti le conseguenze potrebbero essere disastrose.
"No alle nuove crociate".
carlitos
Salve cittadini di Tursi, si sono verificati nuovamente atti vandalici contro l'autovelox sulla statale sinnica.
I ripetuti attacchi dimostrano la pericolosità e l'ostilità contro quello strumento.Le conseguenze che potrebbero verificare sono assai pericolose, si pensi ai tentativi nei mesi passati di sabotare l'autovelox con colpi d'arma da fuoco, con il trapano e ultimamente con una sassaiola.
La cosa è grave, i passanti potrebbero essere facilmente vittime di una ostilità che sta crescendo nei confronti di uno strumento che sottrae nelle tasche delle persone ingenti somme di denaro.Questo è davvero pericoloso.
Il problema che il mezzo è legale, leggittimo ma questo colpisce anche persone che usano una civile e attenta guida sulle strade e che per pochi chilometri orari si ritrovano multe salatissime o nel caso contrario vittime di incidenti, dovuti alle brusche frenate che si provocano nell'avvertimento dell'autovelox.
Cari "governanti", noi non dobbiamo vedere e seguire l'operato di altri Paesi della nostra regione.
Sappiamo che la buona educazione e un buon controllo da parte degli organi che tutelano la sicurezza stradale, limiterebbero gli incidenti e le infrazioni del codice stradale.
Non è una questione politica, è una questione di civiltà e di idee.Proteggiamo i nostri cittadini e i nostri amici "vicini" con regole civili.Non difendiamo nemmeno gli atti vandalici ma difendiamo chi ne potrebbe essere vittima.
Attenti!!!
poison
Se avete notato dei "rallentamenti" del sito o addirittura l'impossibilità di caricare l'intera Home (prima pagina), non preoccupatevi, non ci hanno linciato. Una comunicazione del guru SPLINDER spedita ai membri dei blog recita così :"[...]Ci sono ancora problemi nella visualizzazione delle immagini, audio, video e files; contiamo di ristabilire anche questo al più presto. I blog e il sito Splinder non saranno accessibili da Lunedì13 alle 17:00 fino a Martedì 14 Febbraio alle 7:00. Lo stop che abbiamo programmato ha lo scopo di permetterci di ricollocare i server in uno spazio dotato di connessioni a Internet a 100Mbit [..]"
Beh, sottostiamo silenti. Ciao
PS: ho fatto le (f)veci di Sacerdote, ma capirà!
Sappiamo tutti cosa sta succedendo in questi giorni: a causa di alcune vignette satiriche sul profeta Maometto pubblicate da un giornale danese si è scatenato ciò che era latente da anni. La guerra del popolo musulmano contro l’Occidente. Espressamente non contro il mondo cristiano, ma contro l’Occidente laico. Implicitamente però la minaccia è anche per il mondo cattolico.
Quello che stanno facendo nei loro stati (Iraq, Bangladesh, Turchia) arriverà nelle strade delle nostre città da un giorno all’altro. Bandiere europee incendiate (danesi e italiane su tutte: grazie “Padania” e “Libero”!), assalti alle ambasciate, attacchi incendiari alle sedi Nato.
Questo mondo sembrava così distante una decina d’anni fa ma oggi ci conviviamo nelle scuole, al lavoro, in tv. E’ una cultura, un modo di vivere completamente differente da quello occidentale. La diversità più evidente è nella considerazione per la religione. Gli avvenimenti recenti lo dimostrano in modo eclatante. Non sono solo i ceti più poveri, più influenzabili, più guerrafondai ad attaccare: anche i vertici, gli imam considerano una giusta risposta l’uccisione del parroco a Trebisonda. E qui cominciano le riflessioni: perché all’inizio ho sorriso davanti all’eco mediatica su innocue vignette, ma oggi temo che girando per la città chiunque porti un velo, o il Corano sotto il braccio possa attaccarmi perché “offeso” da un’insensata trovata giornalistica. E magari sono anche laica convinta. Non ammetto un tale comportamento: mettere davanti ad una vita umana la fede.
Che fede è questa? Dov’è l’amore che qualsiasi dio proclama? L’islamismo nasce come movimento di massa originato dal basso, dal popolo. Due sono le tendenze che lo caratterizzano: il fondamentalismo e l’integralismo. La prima propugna il ritorno della società ai fondamenti della fede islamica (rigore morale per una società “islamicamente” giusta). La seconda “ha come obiettivo quello di risolvere tutti i problemi sociali e politici per mezzo della religione e si prefigge di restaurare l’integrità dei dogmi” (M. Rodinson). Per restaurazione gli integralisti intendono il ritorno alla società in cui visse ed operò Maometto: per far ciò la jihad (guerra santa) è tra i mezzi utilizzati. Non importa se si ricorre alla forza, ma bisogna convertire gli infedeli e i musulmani più laici. Gli ultimi eventi assumono un senso in questa ottica: rispondere a disegni umoristici assaltando con spranghe di ferro le ambasciate europee è la risposta più giusta dinanzi all’offesa ricevuta. Così come giudicare l’assassinio di un parroco cattolico una vendetta “voluta” dagli europei.
Il senso di questi episodi però è tale solo davanti a chi ha idee integraliste, qualsiasi religione professi.
Siamo di fronte ad una fede che non veicola messaggi di odio, vendetta, rappresaglie armate ma nel nome della quale stiamo sfociando in una guerra. E sarà una guerra lunga e sanguinosa perché nel nome della propria fede si uccide, si odia, non si passa sopra a nulla.
Nel nome della fede si fa del male.
Immuccia