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Un utente anonimo nella sezione "The Wall" ci ha chiesto di aprire una discussione su una sua considerazione nata dalla lettura di "Tursitani". Vi riportiamo il commento dell'utente anonimo.
"Egregia redazione de il ventilatore,
oggi 30 ottobre 2006 ho letto il bimestrale Tursitani, dove sfogliando con enrgia e voglia di leggere, mi imbattevo sempre sulle stesse facce note.
Ma la cosa brutta non era la faccia impressa su una foto che mi turbava, ma bensi il pensiero che lo stesso cercava di spiegare con scarsissimo risultato; la democrazia secondo il sindaco Salvatore Caputo. Che con il suo dafare si dimentica cosa vuol dire conflitto di interesse, e continua nei suoi affari di sindaco come se nulla fosse.
E poi una critica al Giornalino, nessuna parola spesa in favore della manifestazione le vie dell'arte? Manifestazione che di certo è una spanna superiore a quelle organizzate dal nostro comune.
Ma per cortesia la smettiamo?
Su questo bimestrale vi è una presenza onnipresente il sindaco.
In virtu di quanto su esposto chiedo alla redazione de il ventilatore di aprire una discussione in tal proposito."
A voi la parola.
Tursi forse inizia a muoversi. Da quando ne ho memoria è la prima volta che ho quest’impressione... forse mi sbaglio o forse ci vedo giusto.
Leggo su tursinet le news e scopro che è stato realizzato a Tursi la seconda edizione del “Raduno di cavalli” (e cavalieri, ovviamente), su “lLa Gazzetta del Mezzogiorno” leggo del premio letterario. E mi vengono in mente i motoraduni, le gare podistiche e ciclistiche, la rabatana rianimata, tutti i siti che sono stati creati per far conoscere il nostro paesino, la giornata con i ragazzi dell’oratorio, il Centro Sociale Anziani che organizza viaggi culturali, la preparazione del carnevale 2007...
Ragazzi, qualcosa si sta muovendo, lo sento. E la cosa che mi fa più piacere è che il tutto sta partendo non dalle istituzioni ma dai cittadini. Forse si è stanchi della delega allle istituzioni, Certo, non c’è da accontentarsi ma...
Qualcosa si sta muovendo, lo sento.
L'Angolo del Pensatoio.Il nostro Olimpo
Esci, cammini, osservi le auto, il traffico. Poi arrivi, ti siedi e inizi. Finisci, riesci, osservi le auto e ti fa male la testa. Poi arrivi a casa, ti siedi ed hai finito.
La tua vita sembra iniziare e finire col tuo lavoro, che ti aliena, ti fossilizza. Ti riempi di stress, vorresti una vacanza e pagheresti oro per spezzare la routine, per diversificare la tua squallida e ripetitiva quotidianità. Ciò che ti fa andare avanti è il solo martellante pensiero arrivista e troppo immediato che non fa altro che ripeterti che non sei il primo, né l’ultimo al mondo.
Così credi e così credevo anch’io fino a qualche tempo fa, fin quando non ho alzato la testa e mi sono reso conto di quanta diversità ci sia intorno a noi. Milioni di persone non sanno nemmeno cos’è un auto, perché oltre ai piedi callosi non hanno nient’altro per ambulare. Penso alle favelas, al Congo e a milioni di persone che vivono così. Ma a te fa male l’inquinamento da polveri sottili, risultato di anni di investimenti su un Dio pagano nero, liquido, prezioso.
Ti lamenti dello stress, altro Dio dell’ultimo secolo, la cui ira ingiustificata causa malattie mortali, tre le quali il cancro, ma una buona fetta di torta mondiale non conosce cos’è lo stress, perché è occupata a combattere i morsi della fame e della sete. Per loro, il cancro deve aspettare.
Pagheresti oro per una vacanza rilassante, che ti distolga dalla routine, ma nel mondo ci sono persone che si divertono a scandire il ticchettìo dei secondi: questo è il loro unico divertimento, ma anche il loro unico e inesorabile incubo. Sono i condannati a morte. Sì, perché oggi uccidiamo ancora in nome della legge, nel nome di un ennesimo Dio pagano che muove masse di persone anche per guerreggiare paesi più poveri. Per quale scopo si dichiara guerra ad un paese più povero o si uccide per non far uccidere? Non saprei, ma quel Dio lo saprà. Spero.
Alla fine non ce la fai più ad essere sopraffatto dalla tua stessa vita e corri, corri, corri verso un Dio, l’ultimo, più buono, che perdona tutto e tutti e al quale, con immensa vergogna, chiedi che “almeno a te” possa dare un mano. Allora ti rassereni, perché quest’ultimo Dio non lo tocchi, non lo puoi gestire, devi solo affidarti a Lui ciecamente, ma sembra che non sia cambiato niente dopo un po’. E allora la vergogna svanisce di colpo e non esiti a chiedere, chiedere e chiedere ancora a quest’ultimo Dio che non ti ascolta più.
In piena crisi esistenziale ora hai due strade davanti: tornare a lavorare e rituffarti nel tuo recinto squallido fatto di alienazione e cecità, oppure iniziare a vedere e interpretare la tua vita come una grande ricchezza, sulla quale far leva per realizzare i tuoi sogni e avere solidarietà nei confronti di chi non può far altro che sognare. Questa scelta non la vuole nessuno Dio, purtroppo.
Un utente anonimo ha posto la problematica dell'indulto chiedendo cosa ne pensate dell'indulto. Riportiamo qui il commento dell'utente anonimo con le relative risposte (che potete trovare nella sezione "The Wall").
"Ciao a tutti volevo farvi una piccola e semplice domanda:
cosa ne pensate dell'indulto?
ho notato che parlate di tutto tranne che di questo fenomeno.
cordialmente"
A voi la parola!
Per far conoscere meglio Tursi (il nostro paesino) e i tursitani abbiamo aggiunto nuovi link! Abbiamo inoltre inserito i collegamenti ad alcuni strumenti on-line utili all’internauta.
Date un’occhiata nella sezione “Link”!




Il concetto di etichette indipendenti nasce in seguito ad un fenomeno fondamentale ma nello stesso tempo complesso di “industria culturale”che si inserisce in un contesto occidentale del XIX sec. caratterizzato da processi di tecnologizzazione e industrializzazione del mercato e del prodotto. Le nuove forme di cultura nell’ambito dei nuovi media non sono generate da criteri innovativi bensì da una logica capitalistica e l’effetto-conseguenza che ciò produce è “ manipolazione” dove l’individuo non è autonomo o quantomeno le sue scelte non sono libere; aderisce in modo acritico ai valori imposti credendo di sottrarsi a questa influenza . Potrebbe sembrare un’analisi eccessiva, ma in realtà non lo è . Questo fenomeno corrompe in parte l’individualità del fruitore. L’industria culturale nel contesto musica si traduce in industria discografica, con case discografiche come Emi- Universal-Columbia Records-Sony-Virgin che si assicurano il dominio sul campo. La casa discografica - individua e sviluppa nuovi talenti musicali - valorizza e consolida gli artisti già affermati. - determina tutte le attività di creazione, produzione, fabbricazione, promozione, distribuzione e vendita del disco creando posti di lavoro e professionalità sia direttamente che attraverso l'indotto - genera una molteplicità di programmi radiofonici ed è fondamentale nella programmazione televisiva sia tematica (MTV, Match Music, ecc.) che "generalista" (ad es. Festival di Sanremo, Festivalbar, Disco per l'Estate, trasmissioni di varietà, ecc.); - è il fulcro delle pubbliche esecuzioni quali concerti e discoteche; - è il motore di un'attività di informazione e comunicazione rivolta a milioni di lettori di quotidiani o di riviste specializzate e non; In contrapposizione a queste multinazionali all’inizio degli anni ’90 nascono le “etichette indipendenti”dove l’artista non è più visto come “merce” bensì può produrre la propria musica senza pressione da parte dell'industria. Di contro, gli artisti indipendenti possono permettersi una diffusione radiofonica e televisiva molto inferiore e normalmente hanno minori vendite delle loro produzioni rispetto agli artisti sotto contratto con grandi case discografiche L’etichette indipendenti
-produttori di musica, molto piccole e spesso sconosciute
- con un potere di acquisto bassissimo ma aventi come minimo comune denominatore la passione per la musica;passione che si materializza in un maggiore impegno nel cercare musiche strane ed interessanti, non badando a trend momentanei del mercato, andando a "scovare" artisti direttamente in cantine polverose o centri sociali.
- Gli artisti sotto contratto non sono sottoposti a pressioni esterne e possono percorrere la loro strada, senza tentativi di manipolazione (testi, musiche) da parte dell' etichetta.
Questo panorama dell’arte musicale, non visibile a molti, ci rende spesso indifferenti agli sviluppi e processi che esistono all’interno di questo settore. Mi piacerebbe sapere cosa pensate voi di questo fenomeno. Io stessa non ho un’idea molto chiara su questo mondo. Forse l’unica cosa che mi rassicura è il pensiero che esistono artisti che reagiscono agli standard imposti dall’alto e scelgono di esprimersi nella totale libertà anche a costo di non ricevere economicamente molto ma nonostante questo possono ritenersi soddisfatti di non essere “merce” e vivere la musica come propria.
- la ricerca del profitto cammina a pari passo con la ricerca artistica. (cosa che non avviene nelle case discografiche multinazionali )
-sono libere di produrre la musica che decidono, senza guardare a mode momentanee ma semplicemente seguendo i propri gusti.