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martedì, 31 ottobre 2006
Egregia redazione de il ventilatore...

Un utente anonimo nella sezione "The Wall" ci ha chiesto di aprire una discussione su una sua considerazione nata dalla lettura di "Tursitani". Vi riportiamo il commento dell'utente anonimo.

"Egregia redazione de il ventilatore,
oggi 30 ottobre 2006 ho letto il bimestrale Tursitani, dove sfogliando con enrgia e voglia di leggere, mi imbattevo sempre sulle stesse facce note.
Ma la cosa brutta non era la faccia impressa su una foto che mi turbava, ma bensi il pensiero che lo stesso cercava di spiegare con scarsissimo risultato; la democrazia secondo il sindaco Salvatore Caputo. Che con il suo dafare si dimentica cosa vuol dire conflitto di interesse, e continua nei suoi affari di sindaco come se nulla fosse.
E poi una critica al Giornalino, nessuna parola spesa in favore della manifestazione le vie dell'arte? Manifestazione che di certo è una spanna superiore a quelle organizzate dal nostro comune.
Ma per cortesia la smettiamo?
Su questo bimestrale vi è una presenza onnipresente il sindaco.
In virtu di quanto su esposto chiedo alla redazione de il ventilatore di aprire una discussione in tal proposito."

A voi la parola.

Pubblicato su il Ventilatore da ilVentilatore alle: 18:47 | link | commenti (10) |
forum, tursi, ilventilatore

domenica, 29 ottobre 2006
Qualcosa si sta muovendo...

Tursi forse inizia a muoversi. Da quando ne ho memoria è la prima volta che ho quest’impressione... forse mi sbaglio o forse ci vedo giusto.
Leggo su tursinet le news e scopro che è stato realizzato a Tursi la seconda edizione del “Raduno di cavalli” (e cavalieri, ovviamente), su “lLa Gazzetta del Mezzogiorno” leggo del premio letterario. E mi vengono in mente i motoraduni, le gare podistiche e ciclistiche, la rabatana rianimata, tutti i siti che sono stati creati per far conoscere il nostro paesino, la giornata con i ragazzi dell’oratorio, il Centro Sociale Anziani che organizza viaggi culturali, la preparazione del carnevale 2007...
Ragazzi, qualcosa si sta muovendo, lo sento. E la cosa che mi fa più piacere è che il tutto sta partendo non dalle istituzioni ma dai cittadini. Forse si è stanchi della delega allle istituzioni, Certo, non c’è da accontentarsi ma...
Qualcosa si sta muovendo, lo sento.

Pubblicato su il Ventilatore da giacomoV3 alle: 13:18 | link | commenti (6) |
tursi

mercoledì, 25 ottobre 2006
Figli degli Dèi

L'Angolo del Pensatoio.Il nostro Olimpo

 

Esci, cammini, osservi le auto, il traffico. Poi arrivi, ti siedi e inizi. Finisci, riesci, osservi le auto e ti fa male la testa. Poi arrivi a casa, ti siedi ed hai finito.

La tua vita sembra iniziare e finire col tuo lavoro, che ti aliena, ti fossilizza. Ti riempi di stress, vorresti una vacanza e pagheresti oro per spezzare la routine, per diversificare la tua squallida e ripetitiva quotidianità. Ciò che ti fa andare avanti è il solo martellante pensiero arrivista e troppo immediato che non fa altro che ripeterti che non sei il primo, né l’ultimo al mondo.

Così credi e così credevo anch’io fino a qualche tempo fa, fin quando non ho alzato la testa e mi sono reso conto di quanta diversità ci sia intorno a noi. Milioni di persone non sanno nemmeno cos’è un auto, perché oltre ai piedi callosi non hanno nient’altro per ambulare. Penso alle favelas, al Congo e a milioni di persone che vivono così. Ma a te fa male l’inquinamento da polveri sottili, risultato di anni di investimenti su un Dio pagano nero, liquido, prezioso.

Ti lamenti dello stress, altro Dio dell’ultimo secolo, la cui ira ingiustificata causa malattie mortali, tre le quali il cancro, ma una buona fetta di torta mondiale non conosce cos’è lo stress, perché è occupata a combattere i morsi della fame e della sete. Per loro, il cancro deve aspettare.

Pagheresti oro per una vacanza rilassante, che ti distolga dalla routine, ma nel mondo ci sono persone che si divertono a scandire il ticchettìo dei secondi: questo è il loro unico divertimento, ma anche il loro unico e inesorabile incubo. Sono i condannati a morte. Sì, perché oggi uccidiamo ancora in nome della legge, nel nome di un ennesimo Dio pagano che muove masse di persone anche per guerreggiare paesi più poveri. Per quale scopo si dichiara guerra ad un paese più povero o si uccide per non far uccidere? Non saprei, ma quel Dio lo saprà. Spero.

Alla fine non ce la fai più ad essere sopraffatto dalla tua stessa vita e corri, corri, corri verso un Dio, l’ultimo, più buono, che perdona tutto e tutti e al quale, con immensa vergogna, chiedi che “almeno a te” possa dare un mano. Allora ti rassereni, perché quest’ultimo Dio non lo tocchi, non lo puoi gestire, devi solo affidarti a Lui ciecamente, ma sembra che non sia cambiato niente dopo un po’. E allora la vergogna svanisce di colpo e non esiti a chiedere, chiedere e chiedere ancora a quest’ultimo Dio che non ti ascolta più.

In piena crisi esistenziale ora hai due strade davanti: tornare a lavorare e rituffarti nel tuo recinto squallido fatto di alienazione e cecità, oppure iniziare a vedere e interpretare la tua vita come una grande ricchezza, sulla quale far leva per realizzare i tuoi sogni e avere solidarietà nei confronti di chi non può far altro che sognare. Questa scelta non la vuole nessuno Dio, purtroppo.

Pubblicato su il Ventilatore da prostratoate alle: 22:37 | link | commenti (5) |
politica, mondo, attualitĂ , ilventilatore, langolo del pensatoio

martedì, 24 ottobre 2006
Sull'indulto

Un utente anonimo ha posto la problematica dell'indulto chiedendo cosa ne pensate dell'indulto. Riportiamo qui il commento dell'utente anonimo con le relative risposte (che potete trovare nella sezione "The Wall").
"Ciao a tutti volevo farvi una piccola e semplice domanda:
cosa ne pensate dell'indulto?
ho notato che parlate di tutto tranne che di questo fenomeno.
cordialmente"

A voi la parola!

Pubblicato su il Ventilatore da ilVentilatore alle: 19:16 | link | commenti (17) |
forum, attualitĂ 

lunedì, 23 ottobre 2006
Nuovi link

Per far conoscere meglio Tursi (il nostro paesino) e i tursitani abbiamo aggiunto nuovi link! Abbiamo inoltre inserito i collegamenti ad alcuni strumenti on-line utili all’internauta.
Date un’occhiata nella sezione “Link”!

Pubblicato su il Ventilatore da giacomoV3 alle: 23:59 | link | commenti (3) |
brevi

sabato, 21 ottobre 2006
EMAM CAPALLIS UNUS HABET UMBRAM SUAM - ANCHE UN SOLO CAPELLO FA LA SUA OMBRA

4 Novembre 1966 - Firenze
Il 4 novembre era la festa delle Forze Armate e intanto la pioggia scendeva incessantemente sull’Italia. A Firenze, nella valle dell’Arno, si stava preparando la tragedia che in poche ore avrebbe messo in ginocchio l’intera città. Quel giorno di festa ha salvato forse migliaia di vite umane. Se fosse stato un qualsiasi giorno lavorativo i fiorentini si sarebbero trovati come tanti topi in trappola: a correre inseguiti dalle onde; aggrovigliati nelle auto in folli corse disperate o minacciati dal panico della massa. La violenza delle acque ha colpito Firenze nel giro di mezz’ora, inattesa e tremenda come in un cataclisma da giorno del giudizio. L’onda di piena alta 3 metri, quella mattina del 4 novembre, è passata alla velocità di 60 km all’ora, trascinando automobili, alberi, violando chiese, palazzi e capolavori d’arte.

Luce, acqua e gas mancavano quasi ovunque. Alle ore 7,26 scoppiava la catastrofe: gli orologi elettrici si fermarono, l’ acqua invase l’ultimo ponte, quello di San Niccolò. Un mare di acqua fangosa franava sulla città divisa in due, isolata dal mondo, irraggiungibile da cielo e da terra. In questura si attendeva il momento in cui il prefetto desse l’ordine di mobilitare l’esercito ma lo stato di emergenza non fu mai dichiarato, i pieni poteri militari non furono mai dati.
Il Ponte Vecchio resisteva ancora all’incredibile violenza della piena. Alle undici Radio Londra lanciava un allarme disperato: «Il mondo sta per perdere una delle sue gemme: Firenze». La televisione di New York trasmetteva di ora in ora bollettini sulla sorte della città. I fiorentini lottavano contro il fiume difendendo la loro storia e la loro dignità contro il lago di morte.

5 novembre 1966. Per la città cominciava una nuova vita. La vita dopo il diluvio. Da un mare di fango e di melma emerse a poco a poco la fisionomia apocalittica di una città distrutta.
I vecchi morivano di polmonite, a San Donnino, San Mauro, nelle campagne vicine molta gente era ancora sui tetti, le mani livide aggrappate a un comignolo, la febbre e l’incertezza di sapere se sarebbero arrivati in tempo gli aiuti.
Al sesto giorno la palude di fango si popolò di mostri meccanici: lo Stato creò la forza e l’ordine, ruspe e badili, tecnici e ingegneri, migliaia di nuovi soldati, camion e canotti. Ma prima di quel giorno, in realtà, più che sull’ordinaria amministrazione nella città devastata si era vissuto per fortuna anche di eroismo: gente che non dormiva, non mangiava e rischiava in certi casi la pelle per salvare quello che era stato sepolto indegnamente dalla crudele forza della natura. A migliaia sono venuti in quest’isola di disperazione per combattere, con amore e pazienza, 600mila tonnellate di fango immondo e crudele, che entrava dentro fino ai capelli. C’è chi ha salvato un’opera d’arte e soprattutto chi ha contribuito a salvare vite umane.
Gli "Angeli del fango" furono un esercito di giovani e meno giovani di tutte le nazionalità che volontariamente, subito dopo l'alluvione, arrivarono a migliaia in città per salvare le opere d'arte e i libri, strappando al fango e all'oblio la testimonianza di secoli di Arte e di Storia. Questa incredibile catena di solidarietà internazionale è una delle immagini più belle nella tragedia.

Intervista fatta a Salvatore Franchino. "Angelo del fango" di Potenza.

Dove ha svolto attività di recupero?
In molti edifici fiorentini: musei e chiese, in particolare nel Convento e Chiesa di Santa Croce.

Secondo lei, perchè ci fu un così forte spirito di solidarietà da parte non solo di italiani ma anche di stranieri per la ricostruzione della città? Da dove nasceva questo sentimento comune a tutti?
È un atteggiamento interiore che viene sollecitato dalla grandezza del disastro naturale, dalla bellezza del patrimonio artistico colpito, dalla consapevolezza che Firenze è una città che appartiene a tutta l'umanità.

Se oggi, trascorsi quarant'anni, torna con la memoria a quei drammatici giorni qual è la prima cosa che le viene in mente, il primo ricordo che le appare nitido ad ancora vivo dentro di lei?
I bambini e le persone anziane piangenti perché isolate nelle loro case dall'irruzione delle acque. Io ero autorizzato dal Prefetto a sfondare porte e finestre chiuse per soccorso di urgenza alle persone.

Intervista fatta a Ignacio Salvatore Garcià. "Angelo del fango" dalla Spagna.

Dove ha svolto attività di recupero?
Ho lavorato nella Facoltà di Giurisprudenza asciugando libri bagnati per l’acqua e il fango soprattutto nel mese di novembre 1966.

Quali sono state le sue prime impressioni quando si è trovato di fronte alla città allagata ed infagata?
Non avevo mai vissuto un’esperienza simile, e l’impressione iniziale fu l’isolamento, perché era arrivato il 2 novembre e non funzionava né il telefono, né la posta. Non esisteva ancora internet. Il passeggio per la città piena di fango fu sconvolgente, sopratutto per la benzina che rendeva i bei monumenti fiorentini neri fino all’altezza dov’era arrivata l’acqua. Mi ricordo ancora gli orafi del Ponte Vecchio scavando nel fango per ritrovare qualche gioiello.

Se oggi, trascorsi quarant'anni, torna con la memoria a quei drammatici giorni qual è la prima cosa che le viene in mente, il primo ricordo che le appare nitido ad ancora vivo dentro di lei?
Il primo ricordo fu il coraggio dei fiorentini che si sono messi subito a lavorare per rendere la città com’era prima dell’alluvione. Di fronte a una simile catastrofe ci sono due atteggiamenti: o aspettare l’aiuto pubblico o mettersi a lavorare (senza rinunciare agli aiuti che potessero arrivare dagli altri). Detto in un altra maniera: la risposta – coraggiosa – dei cittadini. Preferisco ricordare Firenze nella sua splendida bellezza.

Intervista fatta a Franco Marzoli. "Angelo del fango" di Milano.

Dove ha svolto attività di recupero?
Presso un istituto di araldica nei pressi di Santa Croce.

Questa esperienza ha cambiato in qualche modo la sua vita, ha condizionato alcune scelte nel corso degli anni?
Poco dopo fece seguito il ’68. E’ forse l’insieme di quelle esperienze che ha influito su di me e sulla mia generazione.

Ritiene che oggi un tale coinvolgimento potrebbe svilupparsi di nuovo nei confronti della nostra città?
Mah….ho qualche dubbio…ma si può sempre sperare...

Intervista fatta a Massari Massimo. "Angelo del fango" di Firenze.

Dove ha svolto attività di recupero?
In centro a Firenze.

Se oggi, trascorsi quarant'anni, torna con la memoria a quei drammatici giorni qual è la prima cosa che le viene in mente, il primo ricordo che le appare nitido ad ancora vivo dentro di lei?
Vedere una moltitudine di persone anche di estrazione sociale differente che lavorano in armonia tutti insieme per raggiungere un unico obiettivo.

Ritiene che oggi un tale coinvolgimento potrebbe svilupparsi di nuovo nei confronti della nostra città?
Io con dispiacere credo di no, perché non esiste nella gente uno spiccato senso civico, nelle persone di oggi è aumentato enormemente sentimenti di egoismo.

Riporto infine una testimonianza lasciata dal Senatore Edward M. Kennedy.

"Ricordo che quel giorno ero a Ginevra per una conferenza sui rifugiati e volli vedere cosa era successo, volai a Firenze.
Arrivai alla biblioteca (NdR Biblioteca Nazionale) attorno alle 5 del pomeriggio e guardai intorno all'area alluvionata. Non c'era elettricità ed era stata messa una grossa quantità di candele per avere la luce necessaria a salvare i libri. C'era un freddo terribile vidi gli studenti nell'acqua fino alla cintura. Avevano formato una fila per passare tra i libri così potevano recuperarli dall'acqua e quindi portarli in una zona più sicura per poterci mettere qualcosa che li proteggesse. In ogni punto della grande sala di lettura c'erano centinaia e centinaia di giovani che si erano riuniti per aiutare. Era come se sapessero che l' alluvione della biblioteca stava mettendo a rischio la loro anima.
Ho trovato un'incredibile ispirazione nel vedere questa generazione più giovane tutta unita in questo sforzo vitale. Mi fece venire in mente la giovane popolazione degli Stati Uniti che rispose con la stessa determinazione quando vennero coinvolti nel movimento per i diritti umani. Avevo ancora i brividi quando salii sull'aereo che mi riportava a Ginevra, ma non potevo smettere di pensare alla impressionante solennità di quella scena - tutti quegli studenti, dimentichi del freddo pungente e dell'acqua fangosa, tranquillamente concentrati per la salvezza dei libri alla lieve luce delle candele. Non lo dimenticherò mai".

Piazza della Signoria:

Alluvione 1966, Firenze. Piazza Della Signoria























Battistero di S. Giovanni:

Alluvione 1966, Firenze. Battistero in Pz. S. Giovanni
















La desolazione della gente:

la gente. desolazione
Gli angeli del fango:

gli angeli del fango. salvataggio delle opere d






















[tratto da www.angeli delfango.it]



Pubblicato su il Ventilatore da sara1986 alle: 16:13 | link | commenti (11) |
firenze

giovedì, 19 ottobre 2006
Etichette Indipendenti: industria musicale e controindustria

Il concetto di etichette indipendenti nasce in seguito ad un fenomeno fondamentale ma nello stesso tempo complesso di “industria culturale”che si inserisce in un contesto occidentale del XIX sec. caratterizzato da processi di tecnologizzazione e industrializzazione del mercato e del prodotto. Le nuove forme di cultura nell’ambito dei nuovi media non sono generate da criteri innovativi  bensì da una logica capitalistica e l’effetto-conseguenza che ciò produce è “ manipolazione” dove  l’individuo non è autonomo o quantomeno le sue scelte non sono libere; aderisce in modo acritico ai valori imposti credendo di sottrarsi a questa influenza .

Potrebbe sembrare un’analisi eccessiva, ma in realtà non lo è . Questo fenomeno corrompe in parte l’individualità del fruitore.

 

L’industria culturale nel contesto musica si traduce in industria discografica, con case discografiche come Emi- Universal-Columbia Records-Sony-Virgin che si assicurano il dominio sul campo.

La casa discografica

 

- individua e sviluppa nuovi talenti musicali

 

- valorizza e consolida gli artisti già affermati.

 

- determina tutte le attività di creazione, produzione, fabbricazione, promozione, distribuzione e vendita

del disco creando posti di lavoro e professionalità sia direttamente  che attraverso l'indotto

 

- genera una molteplicità di programmi radiofonici ed è fondamentale nella programmazione televisiva sia tematica (MTV, Match Music, ecc.) che "generalista" (ad es. Festival di Sanremo, Festivalbar, Disco per l'Estate, trasmissioni di varietà, ecc.);

 

- è il fulcro delle pubbliche esecuzioni quali concerti e discoteche;

 

- è il motore di un'attività di informazione e comunicazione rivolta a milioni di lettori di quotidiani o di riviste specializzate e non;

 

In contrapposizione a queste multinazionali  all’inizio degli anni ’90 nascono le “etichette indipendenti”dove l’artista non è più visto come “merce” bensì può produrre la propria musica senza pressione da parte dell'industria. Di contro, gli artisti indipendenti possono permettersi una diffusione radiofonica e televisiva molto inferiore e normalmente hanno minori vendite delle loro produzioni rispetto agli artisti sotto contratto con grandi case discografiche

L’etichette indipendenti

-produttori di musica, molto piccole e spesso sconosciute

- con un potere di acquisto bassissimo ma aventi come minimo comune denominatore la passione per la musica;passione che si materializza in un maggiore impegno nel cercare musiche strane ed interessanti, non badando a trend momentanei del mercato, andando a "scovare" artisti direttamente in cantine polverose o centri sociali.

-
la ricerca del profitto cammina a pari passo con la ricerca artistica. (cosa che non avviene nelle case discografiche multinazionali )

- Gli artisti sotto contratto non sono sottoposti a pressioni esterne e possono percorrere la loro strada, senza tentativi di manipolazione (testi, musiche) da parte dell' etichetta.

-sono libere di produrre la musica che decidono, senza guardare a mode momentanee ma semplicemente seguendo i propri gusti.

Questo panorama dell’arte musicale, non visibile a molti, ci rende spesso indifferenti agli sviluppi e processi che esistono all’interno di questo settore. Mi piacerebbe sapere cosa pensate voi di questo fenomeno. Io stessa non ho un’idea molto chiara su questo mondo. Forse l’unica cosa che mi rassicura è il pensiero che esistono artisti che reagiscono agli standard imposti dall’alto e scelgono di esprimersi nella totale libertà anche a costo di non ricevere economicamente molto ma nonostante questo possono ritenersi soddisfatti di non essere “merce” e vivere la musica come propria.

 

 

Pubblicato su il Ventilatore da cinzia85 alle: 17:32 | link | commenti (6) |
musica