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Caro Revisore di bozza di “Tursitani”,
chiunque tu sia, devi stare un po’ più attento la prossima volta che revisioni il giornale prima di mandarlo in stampa. Devi stare più attento altrimenti qualche malizioso potrebbe pensare che l’hai fatto apposta a lasciare gli errori nell’articolo dell’assessore Cosma a pag. 22 dell’ultimo numero...
Mi spiego meglio. Nell’ultimo numero di “Tursitani” (n°16), a pag. 22, c’è un articolo (non lo riporto qui perchè non vorrei qualcuno reclamasse i diritti e ci accusasse di riproduzione indebita di un articolo di giornale, ci metto solo il link così si potrà constatare che ciò che dico ME LO SONO INVENTATO), dal titolo “L’assessore Cosma replica alle critiche sul torneo di calcetto” stilato dallo stesso assessore Cosma. Detto articolo è, come recita il titolo, una replica ad un precedente articolo anonimo (pag. 22 sul n°15 di Tursitani) che criticava il torneo di calcetto della cui organizzazione ha fatto parte l’assessore Cosma. Questi ha sentito di dover replicare sulla stessa testata e gli è stato permesso. E fin qui tutto normale.
Il punto è che l’articolo è zeppo, per essere su un giornale, s’intende, di errori di grammatica e/o di battitura, come ad esempio “ogni qualvolta”, “tanto eco”; e di errori di punteggiatura e/o di battitura tipo virgole vaganti senza alcun motivo d’essere lì dove stanno.
(E qui dovete giocoforza leggere lo scritto a cui mi riferisco: pag. 22 del n° 16, mi raccomando,
http://www.tursitani.it/pdf_files/Tursitani_Numero_16.pdf )
Uno perbene sosterrebbe che è stata una svista ma uno malizioso potrebbe pensare che il lasciare incorretto l’articolo è stata una specie di vendetta nei confronti dell’autore che ha criticato/polemizzato sul comportamento deontologico del giornale. Un maligno potrebbe affermare che lasciando gli errori ortografici e/o di battitura si è voluto intenzionalmente far fare brutta figura all’autore il quale, con il suo scritto, diciamo così, non ha prorpio elogiato il giornale che pure gli ha permesso di replicare. I maldicenti potrebbero dire che è stato fatto di proposito, attento...
Ora, sicuramente è stata una disattenzione tua Revisore di bozza, non voglio biasimarti, la vita del revisore di bozza è una vitaccia, ma la prossima volta stai più accorto altrimenti i malpensanti, come dice la parola, penseranno male, e poi parleranno.
Ti saluto...
P.S.: Non dimentichiamo le parole d’a d’ttèt:
i ciucc’ s’arràjn e i varrìj s’ sckasc’n!
Lo si fa per vizio, per emulazione, per debolezza, per clichè, per gusto, per stress. Lo si fa anche inconsciamente, automaticamente, inconsapevolmente, irresponsabilmente. Chi fuma sa perchè lo fa e sa anche che la sigaretta è un biglietto di prima classe verso il cancro ai polmoni. Niente sofismi, niente retorica e niente parole. Il declino sociale passa anche da questo.
grafic by prostratoate
“Ho sentito
“Ma è ormai tempo di andar via, io a morire e voi a vivere: chi di noi vada verso la sorte migliore è oscuro a tutti, tranne che al dio” (Platone – Apologia di Socrate)
Ce lo racconta Platone. Prima di morire Socrate si difende in processo, come è giusto che sia. Senza arroganza, accetta il dibattito e dice la sua. Non urla, non sbraita, non offende le madri degli accusatori: sta al posto suo, che in quel momento è il posto dell’imputato. Il verdetto lo inchioda alla pena di morte. Socrate non ha una fune intorno al collo, bensì un bicchiere colmo di cicuta da bere. Il veleno che scivola nel suo corpo gli provoca una paralisi progressiva che parte dalle estremità e che partorirà la sua morte, appena la paraplegia colpirà il muscolo cardiaco e i polmoni. Con le membra paralizzate, Socrate è uguale a Saddam Hussein ammanettato. Non ci sono di fronte a lui sadici spettatori, boia che lo insultano, né bestiali approfittatori che divulgheranno l’attimo in cui egli diventerà cadavere. Nella sua cella, invece, lo accompagnano il boia e un soldato, che, toccandolo ogni tanto, appurerà lo stato e l’evolversi della paralisi. Passa del tempo, il filosofo par soffocare: le persone che gli stanno togliendo la vita prendono un lenzuolo e coprono il moribondo. Così, in una assoluta e rispettosa intimità, Socrate perde la vita e il filosofo non esiste più.
Sembra strano, nell’era della democrazia esportata, trovarsi a parlare di etica della vita e della morte, eppure non possiamo non riconoscere che ancora non s’è imparato a considerarne il valore e la dignità. Alzi la mano chi è in grado di spiegare l’alone di mistero che è intorno al fenomeno della vita: perché si nasce? Si vive una volta sola nella storia o c’è un’anima in grado di trasmigrare da un corpo all’altro? E cosa accade nell’attimo immediatamente successivo alla morte? Nessuno ha una risposta certa a questa domande. Tutto ciò che non conosciamo o non comprendiamo merita rispetto e la vita rientra in questo “tutto ciò”. Con quale logica, allora, si può pensare di togliere la vita a qualcuno, addirittura in nome della giustizia? Come si può pensare di privare un essere umano dell’unica cosa che gli appartiene veramente? Veniamo al mondo, infatti, con un solo vero, sicuro possesso: la vita, appunto. E’ assurdo che coesistano l’indignazione per chi chiede di morire per alleviare i dolori di una malattia terminale e l’eccitazione per un omicidio legalizzato. Saddam Hussein è stato dittatore e carnefice, il suo regime è stato sicuramente uno dei più sanguinari della storia irachena. E proprio per questo è stato condannato. E allora che senso ha punirlo con la sua stessa colpa? Come può un giudice comportarsi come un imputato? Polemiche, discussioni e dibattiti ce ne sono stati abbastanza, ancora di più ce ne saranno.
E può anche capitare che davanti ad un condannato a morte sia riuscito ad arrivare uno squilibrato meschino che abbia abbastanza cinismo da immortalare e vendere gli ultimi attimi della vita di un uomo. Non siamo tutti stinchi di santo, a partire da chi scrive. Ma che quelle stesse immagini facciano il giro del mondo in 12 ore…che vengano divulgate senza ritegno dalle televisioni di tutti e cinque i continenti, questo va oltre la soglia del cinismo, sfonda il campo della perversione e si schianta contro quell’imponente muro che è la speculazione.
Sicuramente tenere in vita un personaggio preoccupante come l’ex-raìs è una scelta scomoda e rischiosa, che richiede responsabilità e coraggio. Molto coraggio. Tanto più o meno quanto ce ne vuole per scatenare un conflitto con fini economici e camuffarlo da guerra di liberazione.
Bocca di Rosa
In tutte le fonti geografiche e politiche ufficiali, la definizione del termine Basilicata recita più o meno così: "La Basilicata, chiamata anche Lucania, è una regione dell'Italia meridionale con circa 600.000 abitanti. (wikipedia)".
Al di là dell'origine del duplice termine mi chiedo se la nostra terra dei briganti, del mare, delle vette innevate, delle coste cristalline, dei calanchi, dei Sassi di Matera, della Rabatana, delle percoche, dei fagioli di Sarconi, dello Ionio e del Tirreno e di moltissimo altro ancora, sia riconosciuta dai suoi abitanti come Basilicata o come Lucania. A voi la parola!