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Dint'o Teatro pe Donna Eleonora
è o Setteciento ca se sona ancora
a stessa musica a stessa gente
nun è cagnato o riesto 'e niente
Dint'o Teatro tutto tale e quale
e stessi ffacce dint'o palco reale
a stessa musica a stessa storia
o Rre sta dinto e o popolo fora
Tutte e signure dint’o teatro
tutte e ttammorre d’e ttammurriate
pe’ chi sta fora pe’ chi sta fora
Pe’ tutt’a musica ‘e contrabbando
pe’ l’africano pe’ l’emigrante
pe’ tutta a gente ‘e donna Eleonora
Donna Eleonora forse nun c’è mai stata
forse è nu nomme che ci’ammo ‘nventato
forse è sultanto n’invenzione
d’o Settecientonuvantanove
E si è na musica ‘Onna Eleonora
è na tammorra ca sona ancora
è tutt’a musica ‘e miezo a via
d’o popolo sujo d’o popolo mio
(Nascette portoghese da Lisbona
e a Napule campaie Donna Eleonora
murette quanno a Napule se more
o Millesettecientonuvantanove)
Donna Eleonora nun è ghiuta ‘o Teatro
è rimasta fora 'miezo a via
tra e disoccupati organizzati
guardati a vista d'a polizia
Donna Eleonora nun ce steva 'o San Carlo
‘mmiezo a gente assettata ca nun abballa
steva cu e guagliune 'e l'Officina
fatti a ttammorra fatti a vvino
“Eleonora ’99” o “Donna Eleonora”,
di Eugenio Bennato,
Tarantapower, 2000)
E’ la fine del 1700 nella Napoli dei teatri e degli intellettuali, delle feste borghesi e della cultura e Donna Eleonora, di nobili origini e fine letterata, capisce che nulla è cambiato, che ci sono sempre la stessa musica e la stessa gente, che sul palco della politica cambiano le facce, ma non i modi di governare, che il Re comanda e la gente non ha diritti, come invece si sperava. Donna Eleonora nasce a Roma da genitori portoghesi nel 1752. E’ una ragazza intelligente e ben presto diventa fine poetessa. Trascorre la giovinezza come da copione. Un copione già scritto da generazioni per chi come lei ha nelle vene sangue blu. Sposa il capitano Pasquale Tria de Solis, ma il suo è un matrimonio infelice. Donna Eleonora è una figura tremendamente moderna: è una letterata settecentesca, certo, ma è una Donna. Perde il primo figlio, di soli otto mesi e non riesce a portare a termine la seconda gravidanza a causa delle percosse del marito che le provocano un aborto. La violenza spesso ci vive accanto e lei riesce a liberarsi solo dopo questa tragedia e dopo otto anni di matrimonio. Una donna emancipata, che aveva una fitta corrispondenza con Voltaire e Goethe ma che, proprio come spesso oggi accade, ha dovuto subire le angherie di un uomo. Ma se una donna è forte e intelligente sa come rialzare la testa. E lei la alza. Chiusa la parentesi coniugale fa suoi gli ideali della Rivoluzione Francese, in una Napoli animata da fervore rivoluzionario. Si impegna politicamente per i diritti delle classi meno fortunate. E’ una fervente repubblicana e la giovane Repubblica Francese vede in lei una grande estimatrice, tale da finire sui registri della polizia borbonica napoletana. Fonda e dirige Il Monitore Napoletano, documento di grande morale, anche se un po’ ingenuo e utopico riguardo alla concezione del popolo e della nuova educazione repubblicana che bisognava dargli. Per le sue idee, per aver ritrovato nella sua casa alcune copie de L’Enciclopédie, per il suo essere “con l’africano, l’emigrante, con tutta la sua gente”, viene arrestata nel 1798 e torna libera l’anno seguente durante il periodo di anarchia popolare succeduto alla fuga del Re e della Corte a Palermo. Ma è proprio il 1799 l’anno clou della vita di Donna Eleonora. Imprigionata, prima nelle carceri della Vicaria e poi al Carmine, dove patì la fame, la sporcizia e l'isolamento, processata frettolosamente, fu riconosciuta rea di tradimento, insieme ad altri illustri personaggi come Gennaro Serra, Giuliano Colonna e il principe di Torella, e salì al patibolo il 20 agosto del 1799. La coraggiosa donna, appellandosi ai suoi illustri natali, aveva chiesto di morire di scure, anziché per impiccagione, ma questo privilegio non le venne accordato perché non ritenuta di "nobiltà napoletana", e le fu pure negata la cordicella con la quale lei avrebbe voluto legare l'orlo della sua veste, affinché non le si aprisse quando il suo corpo sarebbe stato penzoloni sulla forca.
Tommaso Paradiso, il boia che aveva appena mozzato le teste del Serra e del Colonna, esitò di fronte alla fiera Eleonora, ma la nobildonna gli offrì il collo senza esitare, dopo aver pronunciato la frase "Forse un giorno gioverà ricordare tutto questo".
Sulla sua vita è stato girato un film, “Il resto di niente”, del 2004. E se volete approfondire la sua conoscenza cercate di Eleonora Fonseca Pimentel. Le numerose biografie e gli scritti di Benedetto Croce soddisfano ogni curiosità su questa figura del panorama politico e culturale italiano.
- Nuovo articolo di Sentence sulla attuale situazione politica italiana!!!! -
E’ possibile cambiare il sistema politico con un Governo che ne rispecchia così fedelmente i difetti e tiene alla propria sopravvivenza più di quanto non tenga alle riforme?
Da alcune affermazioni di Walter Veltroni e di Fausto Bertinotti traggo lo spunto per commentare.
Secondo Walter Veltroni:
- L’Italia è un Paese che non sa decidere
- Che Democrazia è se tre senatori valgono di più di milioni di elettori?
- Bisogna imparare un’ Etica della responsabilità, che tralasci tutti quelli che si sentono in grado di dire “Fai come ti dico io o finisce tutto”.
In questi giorni tengono banco anche alcune dichiarazioni di Fausto Bertinotti che affermano:
- Il Governo Prodi sta vivendo una fase terminale.
- La seconda Repubblica “è come una barca in mezzo al fiume e va alla deriva con un duplice difetto: Le Maggioranze Coatte (buone per vincere le elezioni ma non per governare) e il Trasformismo Endemico”.
Ponendoci il più normale degli interrogativi viste le citate dichiarazioni le uniche risposte certe che ognuno di noi riesce a comprendere e quella di affermare: Ma chi sono i soggetti che ci governano?
Sì, chi ci governa, considerato che ormai siamo all’estremo considerato che a scagliarsi fra di loro sono gli stessi leader di maggioranza, ma che razza di coalizione è questa?
Ma come possono pensare di amministrarci se non riescono ad andar d’accordo fra di loro.
Il Presidente della Camera dovrebbe astenersi da certi commenti considerato che egli unitamente al Presidente del Senato, dovrebbero concorrere con altre cariche a formare la politica del potere assoluto ed indivisibile che duri quanto più allungo possibile.
Fausto Bertinotti anche se in carica come Presidente della Camera non ha mai smesso d’essere leader del suo partito.
E’ da qualche tempo che esiste un’evidente crisi di governo che è teatro d’interminabili conflitti e sopravvive grazie alla presenza in Senato di personalità prive di mandato popolare.
Negli ultimi tempi, prende piega sempre più la discussione sulla riforma elettorale intravista come la soluzione di ogni tipologia di crisi, che costituisce la base per le riforme istituzionali che modifichino tutti i maggiori poteri, da quello dello Stato a quello del Presidente del Consiglio, a quello della Camera e del Senato a tutti gli organi governativi.
Comunque se questa barca denominata “Seconda Repubblica” non arriva finalmente in porto e cala l’ancora naufraga.
Lascio a voi i commenti
Sentence